Escursionisti lungo una levada nella foresta di Madeira

Madeira lungo le levadas: passi sospesi tra foresta e oceano

📍 Madeira, Portogallo

Quando
📅 November 2025
Durata
⏱ 8 giorni

Prima di partire pensavo alle levadas come a passeggiate pianeggianti accanto all’acqua. La prima mattina a Madeira mi è bastato vedere il sentiero stringersi tra il canale e una parete verde per capire che la parola “facile” dipende molto da chi cammina. Il terreno era bagnato, alcune gallerie completamente buie e il vuoto compariva oltre una protezione bassa.

Ero con Paolo e Miriam, conosciuti sul sito qualche settimana prima. Avevamo confrontato esperienza, passo e attrezzatura, scegliendo percorsi progressivi. Nessuno di noi voleva dimostrare qualcosa. Abbiamo stabilito che chiunque avrebbe potuto chiedere una pausa o proporre di tornare indietro senza dover motivare la decisione.

La foresta che assorbe i rumori

Dentro la laurisilva il paesaggio sembrava costruito dall’umidità. Radici, felci e rocce trattenevano l’acqua; il suono della levada ci accompagnava anche quando non riuscivamo a vederla. Camminavamo distanziati, abbastanza vicini da sentirci ma senza calpestarci. Nelle gallerie indossavamo la lampada prima di entrare e proteggevamo lo zaino dal soffitto basso.

A metà percorso abbiamo incontrato una coppia francese ferma davanti a un passaggio esposto. Miriam, che soffriva un po’ di vertigini, ha proposto di attraversarlo insieme, uno alla volta. Non servivano incoraggiamenti rumorosi: bastava aspettare e lasciare spazio. Dall’altra parte abbiamo condiviso frutta secca e un silenzio pieno di sollievo.

La scelta di rinunciare

Il giorno più atteso prevedeva un percorso in quota. Siamo partiti con cielo variabile, ma il vento è aumentato rapidamente e le nuvole hanno ridotto la visibilità. A un bivio abbiamo incontrato persone che proseguivano. Per qualche minuto la tentazione è stata seguirle: eravamo arrivati fin lì e la traccia era ancora evidente.

Abbiamo controllato le condizioni, parlato senza minimizzare il disagio e deciso di rientrare. La rinuncia bruciava, soprattutto mentre scendevamo e il cielo sembrava schiarire. Un’ora dopo, però, la pioggia ha chiuso tutto. Quella giornata mi ha insegnato che l’esperienza in montagna non si misura dai percorsi completati, ma dalla qualità delle decisioni prese prima che diventino urgenti.

Oceano, riposo e gambe stanche

Non abbiamo riempito ogni giorno di trekking. Dopo due uscite lunghe dedicavamo una mattina al riposo, a un paese costiero o a una piscina naturale raggiunta con calma. Le gambe recuperavano e il gruppo aveva tempo per parlare di altro. Questa alternanza ha evitato che la stanchezza diventasse irritazione e ci ha permesso di apprezzare meglio l’isola.

Portavo scarpe con buona aderenza, impermeabile, lampada, acqua e uno strato asciutto. Scaricavo la traccia offline e comunicavo il percorso alla struttura. Sono dettagli poco romantici, ma sono quelli che mi hanno consentito di concentrarmi sulla foresta, sulle cascate e sull’oceano che appariva improvvisamente tra gli alberi.

Il passo giusto

Alla fine non ricordo i chilometri con precisione. Ricordo il rumore dell’acqua, il profumo della terra bagnata e il modo in cui il gruppo rallentava senza bisogno di chiederlo. Madeira mi ha mostrato che l’avventura non è andare più veloce o più lontano. È trovare un passo che permetta a tutti di arrivare presenti, non soltanto stanchi.