In Oman avevamo prenotato soltanto le prime notti e l’ultima. Io, Fabio e Rachid volevamo decidere il percorso in base al meteo, alla stanchezza e alle distanze reali. Prima di ritirare l’auto abbiamo controllato assicurazione, ruota di scorta, acqua e attrezzatura. La libertà del programma aveva senso soltanto con una base concreta.
Le prime strade erano semplici, ma bastava lasciare l’asfalto perché il paesaggio diventasse più impegnativo. Non cercavamo passaggi estremi. Chiedevamo informazioni locali, evitavamo piste isolate senza copertura e rinunciavamo quando il terreno superava la nostra esperienza. L’avventura era raggiungere i luoghi con lucidità, non dimostrare coraggio.
L’acqua del wadi
Nel primo wadi siamo arrivati presto. Il sentiero alternava roccia e acqua, con tratti in cui era necessario nuotare. Abbiamo lasciato gli oggetti sensibili in custodie impermeabili e valutato insieme la corrente. Rachid non si sentiva sicuro in un passaggio più profondo, così ci siamo fermati prima e abbiamo trovato una zona tranquilla dove restare.
Quella scelta ha evitato di trasformare un luogo bellissimo in una prova. Abbiamo parlato con altri viaggiatori e scoperto un percorso secondario adatto a tutti. La giornata è rimasta piena, soltanto diversa. Ancora una volta il limite di una persona ha migliorato la qualità del gruppo.
La notte del vento
Nel deserto avevamo previsto un campeggio essenziale. Nel pomeriggio il vento è aumentato e montare le tende è diventato complicato. Abbiamo scelto una zona riparata, lontana dai passaggi, e controllato che nulla potesse volare via. La sabbia entrava ovunque e la cena è stata più semplice del previsto.
Durante la notte una tenda ha ceduto su un lato. Ci siamo alzati tutti, sistemato i tiranti e spostato parte del materiale nell’auto. Nessuno ha dormito bene, ma al mattino il malumore è durato poco. Abbiamo preparato caffè, raccolto ogni rifiuto e aspettato che la luce mostrasse le dune. Il disagio faceva parte del racconto, non era un fallimento.
Decidere senza litigare
Ogni sera sceglievamo la tappa successiva con tre domande: quante ore di guida, quanta energia e quale alternativa in caso di cambiamento. Non votavamo tutto. Chi guidava aveva più peso sulla distanza, chi conosceva meglio un’attività valutava la difficoltà. Questo metodo riduceva discussioni e rendeva visibili i limiti.
Portavamo acqua in più, carburante sufficiente e mappe scaricate. Informavamo gli alloggi quando cambiavano gli arrivi. Erano gesti pratici che permettevano all’itinerario di restare aperto senza diventare irresponsabile.
La libertà preparata
Sono tornato dall’Oman con la sensazione che la vera libertà non fosse non pianificare nulla. Era avere abbastanza strumenti per scegliere bene ogni giorno. I wadi, il deserto e le lunghe strade ci hanno offerto spazio; il gruppo lo ha trasformato in un viaggio, decidendo insieme quando avanzare e quando fermarsi.